Alessandro Paternesi

Alessandro Paternesi Batterista e compositore

Nuovo Paese Sera.it – Istantanee di jazz e di vita

Istantanee di jazz e di vita – L’esordio di Alessandro Paternesi

Classe 1983, strumento d’elezione: batteria, città d’origine: Fabriano. Dopo molti anni come sideman al servizio di Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto, Ami Stewart e altri dei grandi del jazz, Alessandro Paternesi ha vinto il premio Top Jazz di Musica Jazz come nuovo miglior talento del 2012 e fatto un significativo passo verso la composizione fondando il P.O.V. Quintet insieme al giovanissimo pianista Enrico Zanisi, al chitarrista Francesco Diodati, al contrabbassista di Enrico Rava Gabriele Evangelista e al sassofonista Simone La Maida. In attesa del concerto di giovedì 31 gennaio alla Casa del Jazz di Roma in cui presenterà il suo disco d’esordio, Dedicato, Alessandro Paternesi racconta a Paese Sera la storia e le attitudini della sua musica.

Dedicato è il tuo esordio alla composizione dopo molti anni di collaborazione con i grandi della scena jazz. Mi racconti questo passaggio? Com’è la tua storia musicale?
Non credo che comporre musica, da parte di musicisti che solitamente suonano come sideman, anche con grandi artisti, sia un percorso obbligato. Si deve sentire l’esigenza di esprimere e comunicare ciò che si è attraverso la musica. Senza questa premessa si rischierebbe di scrivere musica sterile e non comunicativa. Per me il passaggio è stato molto naturale. Sia alle scuole medie che al conservatorio studiavo pianoforte parallelamente al mio strumento, la batteria, il che mi è tornato particolarmente utile nella composizione. Ricordo che un giorno mi trovavo in conservatorio a Perugia nella classe di percussioni, davanti al pianoforte, dopo una giornata emotivamente difficile e adolescenzialmente complicata. Ho iniziato a improvvisare un po’ e mi sono accorto che le melodie che suonavo in quel momento riuscivano ad accompagnare perfettamente il mio stato d’animo. Ho preso un foglio pentagrammato e iniziato a scrivere. La cosa mi è piaciuta a tal punto che da quel giorno, accompagnato dallo studio dell’armonia, ho continuato a comporre in maniera sistematica. Dopo qualche tempo, superate le barriere emotive che mi frenavano a farlo, ho contattato alcuni miei amici musicisti che avrebbero potuto apprezzare e affrontare in maniera creativa la musica che scrivevo. Da qui è nato il gruppo P.O.V.

Approccio classico e contaminazione rock: mi puoi spiegare la tua formula?
Quando una persona esprime dei concetti e collettivizza i propri pensieri, lo fa basandosi sulla propria esperienza di vita; libri letti, film visti, donne amate, affetti avuti o meno. Tutto questo rende la comunicazione vera e interessante. Se a questo la persona in questione aggiungesse una propria elaborazione delle esperienze vissute, allora il messaggio sarebbe intellettualmente forte e comunicativo. Come discernere un’esperienza dall’altra? Come capire da dove arrivi questo o quel pensiero dopo un processo di sintesi? Credo non ci sia una formula… l’importante è la curiosità e l’apertura a tutti gli stimoli che ci circondano. La disponibilità a  elaborarli e comunicarli. Andando sul pratico, credo che la mia musica sia l’insieme dei generi che mi hanno accompagnato nella vita. Inizialmente il liscio, poi i primi gruppi rock, successivamente il diploma in percussioni classiche al conservatorio, poi la passione al jazz, la musica latino-americana e infine l’avvicinamento all’elettronica.

“Mi sembrava l’unico modo per fermare delle istantanee”. Qual è la poetica di questo disco?
E’ un viaggio attraverso tutto ciò che ho vissuto e chi ho incontrato, non sempre fisicamente, in questi 29 anni. L’insieme di una serie di quadri che hanno dato inizio alla mia piccola galleria.

Sei docente di batteria jazz al Conservatorio Morlacchi di Perugia e ai corsi pre-accademici del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Che esperienza è per te l’insegnamento?
E’ un’esperienza di scambio e comunicazione. Sono dell’idea che l’insegnante possa riuscire a far trovare delle scorciatoie agli allievi, per quanto riguarda i metodi da utilizzare, i dischi da ascoltare e sopratutto la maieutica nell’approccio musicale. Bisogna avere la capacità di non imporre il proprio stile o pensiero musicale, ma capire qual è la strada dell’allievo e instradarlo verso il suo naturale percorso artistico.

Il 31 suoni alla Casa del Jazz. Cosa hai preparato per questo concerto? Che live set dobbiamo aspettarci?
Musicalmente lo spettacolo si dividerà in due suite, senza pause all’interno delle stesse proprio per non interrompere l’idea di viaggio che ho in mente. Internamente ad ogni singola parte ci saranno diversi momenti di tensione e distensione sonora, cercata attraverso una scrittura a tratti cameristica, come una parte per trio contrabbasso, chitarra e pianoforte, e all’opposto timbricamente sperimentale su ritmi più moderni e contemporanei. Tutto senza mai perdere di vista la melodia, fondamento della nostra tradizione musicale.

di Claudia Bonadonna

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