Alessandro Paternesi

Alessandro Paternesi Batterista e compositore

Dedicato – la recensione di Roberto Biasco per Jazzitalia

Certamente il 2012 è stato ricco di soddisfazioni per Alessandro Paternesi. Il giovane batterista marchigiano, non ancora trentenne, è balzato in vetta alle classifiche dei Top Poll delle riviste specializzate, dopo una stagione in cui ha preso parte ad alcune delle più importanti e riuscite realizzazioni discografiche dell’anno. Ricordiamo in particolare il lavoro a fianco di due voci femminili d’eccezione come Ada Montellanico – “Suono di Donna” – e Cristina Zavalloni – “La Donna di Cristallo” – nonché il celebrato “Yatra” del quartetto di Enzo Pietropaoli, formazione nella quale è ormai titolare inamovibile.

Paternesi vanta un curriculum accademico di tutto rispetto: diplomato in percussioni al conservatorio Morlacchi di Perugia, ha parallelamente approfondito lo studio del jazz con Massimo Manzi prima, e successivamente a Roma a S. Cecila come allievo di Roberto Gatto. Seguendo l’assunto del Maestro, secondo il quale “il grande batterista non è quello che fa l’assolo più spettacolare, ma quello che fa suonare bene il gruppo”, con questo lavoro si accredita nel ruolo di leader, avendo tra l’altro firmato tutti i brani in scaletta, come egli stesso afferma:”ad un certo punto della mia vita ho sentito l’esigenza di scrivere musica perché mi sembrava l’unico modo di fermare delle istantanee e il modo più facile di esprimere i miei sentimenti più intimi”.

Lo circonda una sorta di una formazione “All Stars” di under 30 – P.O.V. sta per Point Of View Quintet – nella quale spiccano i nomi di altri illustri “emergenti” come Simone La Maida al sax e Gabriele Evangelista al basso, nonché di altri due “poll winners”: Enrico Zanisi al piano e Francesco Diodati alla chitarra.
I brani dell’album sono costruiti a partire da una serie di dediche, che coinvolgono sia i numi tutelari dell’universo artistico del nostro – da Brian Blade fino Frédérik Chopin, passando per David Binney e Kenny Werner – sia i recenti compagni di avventura come Cristina Zavalloni (C.Z) e – indirettamente – lo stesso Pietropaoli: la atmosfere sospese di “Song for India”, si riallacciano al viaggio effettuato a Nuova Delhi del 2011 con il quartetto di “Yatra”.

Le dediche riportate in scaletta non traggano in inganno: il romanticismo abilmente dissimulato nei due omaggi a Chopin, con Zanisi sempre in grande evidenza, ci conduce inaspettatamente sulle tracce di Joe Zawinul e Wayne Shorter, piuttosto che su quelle di Maurizio Pollini.
Complessità di scrittura, cura negli arrangiamenti, perfetto equilibrio improvvisativo tra i protagonisti in gioco, caratterizzano un lavoro di alto profilo, affrontato con serietà e rigore, laddove composizione ed improvvisazione si fondono in un “unicuum” senza soluzione di continuità: “L’approccio formale di tutti i brani non è il classico tema-assolo-tema ma concettualmente mi piace pensare ad ogni brano come in continua evoluzione. (A.P.)”
Un lavoro che – assieme ai recenti album di Enrico Zanisi “Life Variations”, e soprattutto a quello di Francesco Diodati – Neko “Neeed Something Strong” – va a completare una sorta di trilogia ideale, perfetta per comprendere in quale direzione si stiano muovendo i giovani leoni del jazz italiano.

Roberto Biasco per Jazzitalia
http://www.jazzitalia.net/recensioni/dedicato.asp#.UbTorCtHCM0

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